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11/13/07

7/19/07

Denunciati i link a pagamento di Google

Roma - I link sponsorizzati di Google provocano ancora mal di pancia, sopratutto agli antipodi. Agence France-Press ha fatto balzare agli onori delle cronache l'ultima denuncia per "truffa" depositata ai danni del colosso statunitense. L'Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) presume che Google abusi del suo sistema di link a pagamento, e quindi ha richiesto che venga immediatamente bloccata la pubblicazione di quegli annunci, a suo dire indistinguibili dai risultati non sponsorizzati.

L'organizzazione australiana è imbufalita per la questione: a suo parere la condotta di Google è disonesta e truffaldina. ACCC cercherà di convincere la Corte Federale che Google e Trading Post hanno violato le normative commerciali, e tenterà di ottenere un'ingiunzione che vieti a la pubblicazione di link sponsorizzati simili ai risultati delle ricerche online.

"Il caso avrebbe maggiori effetti se la corte confermasse che il motore di ricerca è responsabile di ogni contenuto che viene pubblicato dagli inserzionisti", ha dichiarato Shara Evans, responsabile della società di consulenza IT Market Clarity. "Se questo si concretizzasse sarebbe un brutto colpo per il settore".

Alla sbarra, per il momento, sono stati convocati Google, Google Ireland, Google Australia e Trading Post. Si tratta a tutti gli effetti del primo caso mondiale di questo genere che finisce in tribunale. In passato si sono spese un po' di chiacchiere sulla questione dei link sponsorizzati: a memoria, già nel 2001 Yahoo venne attaccata blandamente per il suo operato. Poi dopo la presa di posizione della Federal Trade Commission, nel 2002, la bolla si è decisamente sgonfiata.

"Google Australia sostiene che la denuncia sia priva di fondamento e quindi ci difenderemo vigorosamente" ha dichiarato Rob Shilkin, portavoce di Google. "Rappresenta un attacco a tutti i motori di ricerca e ai business australiani, piccoli e grandi, che utilizzano le piattaforme online per mettersi in contatto con i clienti del resto del mondo".

Secondo Peter Coroneos, CEO dell'Internet Industry Association australiana, ACCC avrebbe dovuto consultarsi con l'ambiente business prima di portare avanti la causa. "È una sfortuna che ACCC abbia deciso di perseguire una strategia così dura contro un'unica realtà, invece che consultarsi maggiormente sua una questione che riguarda l'intero settore", ha dichiarato Coroneos.

La prima udienza è stata fissata per il prossimo 21 agosto.
cc http://punto-informatico.it

3/23/07

Yahoo! and Google act on click fraud

ahoo! and Google are taking action to counter click fraud. Yahoo! is appointing a click-fraud Czar and Google is trialing changes to its AdWords scheme.

Click fraud occurs when someone deliberately hits adverts on a website to rack up charges for a rival company.

It is not clear how big the problem is, but many companies claim, and receive, refunds for dodgy clicks. Advertisers fear that bills are being wrongly inflated and the search engines hold all the cards - it is all but impossible to know whether clicks on your adverts are genuine potential sales leads or not.
In response, Yahoo! is promoting company attorney Reggie Davis to the postion of VP of marketplace quality, with the job of reducing click fraud and ensuring customers trust the results they get.
Davis told Reuters that between 12 and 15 per cent of Yahoo! clicks are rejected and not charged for. But not all of these are actually fraudulent clicks.

Google, meanwhile, is beta testing a new way for US companies to pay for adverts. "Pay-for-action" allows advertisers to specify an action - like signing up to a newsletter, entering a competition, or even making a purchase - and pay Google on the basis of that action rather than just paying for a click-through to a website.

The search giant said the change would give advertisers more choice. The new scheme is designed to complement its current cost-per-click and cost-per-impression pricing models
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